Il mio primo giorno da assistente

Ero molto fiera di me: laureata con una sessione di anticipo, a pieni voti, ero riuscita ad accaparrarmi il posto di assistente di antropologia culturale, la disciplina che più adoravo e sulla quale avevo svolto la mia tesi di laurea.

Per il mio primo giorno da assistente del professor Carli mi ero vestita in maniera elegante: un tailleur nero, con un sottogiacca rosa antico in pizzo, ed un paio di decolletes non troppo alte, ma sobrie ed allo stesso tempo di classe. Una goccia di profumo e tutta la mia speranza di diventare, un giorno, brava e preparata come lui. Il professore mi aveva chiesto di andare in dipartimento con un’ora di anticipo, e così, puntuale come sempre, bussai alla sua porta con un pizzico di timidezza, nonostante ormai lo conoscessi da tempo.

Vieni cara, ti ho preparato i documenti da firmare”, mi disse il professore mentre sorseggiava il suo caffè. Entrai nella stanza e mi chiusi la porta alle spalle, mi sedetti accanto a lui ed iniziai a leggere la documentazione che avrei dovuto firmare. Mentre compilavo i documenti, sentivo che il professore mi stava osservando le gambe: forse avevo messo una gonna troppo corta? Mi guardai in basso e notai che in effetti la scelta del tailleur non era stata molto indicata. La gonna lasciava intravedere le cosce, e probabilmente avrebbe attirato molti occhi indiscreti.

il primo giornoStavo per scusarmi con lui quando con il dito mi zittì, e mentre mi toccava le cosce per cercare di farsi strada nell’antro del piacere, mi disse che se avessi voluto sarebbe rimasto un segreto tra di noi. Valerio, questo era il nome del professore, 45 anni, separato, era un uomo molto affascinante e più volte avevo desiderato di fare l’amore con lui, ma non volevo che gli altri docenti potessero pensare che ero arrivata fin lì perché mi facevo il professore di antropologia culturale.

Ma quella mattina, con il dipartimento ancora chiuso e soli nella stanza, dovetti cedere alla mia voglia di essere sua. Mi alzai, gli abbassai i pantaloni e senza dire nulla iniziai a masturbarlo mentre lo guardavo intensamente negli occhi: lo vidi godere mentre apriva e socchiudeva la bocca e cercava il mio seno per far irrigidire i miei capezzoli, così decisi di fargli indurire ancora di più il membro e lo accolsi tra le mie labbra.

Mentre gli leccavo il glande, sentii l’eccitazione salire dentro di me quando con due dita mi penetrava la passera: mi alzai di scatto, e mi sedetti a gambe aperte su di lui facendomi scivolare il suo pene dentro. Facemmo l’amore a lungo in quella posizione, in un misto tra amore, sesso e trasgressione che mi fecero girare la testa: ansimavo e gemevo come mai avevo fatto neanche con il mio fidanzato, e mentre mi teneva per i capelli mi disse che voleva provare la pecorina.

Mi misi a novanta, mentre Valerio mi prese per le natiche e si insinuò nuovamente dentro di me, facendomi quasi svenire dal piacere. I miei umori colavano tra le gambe, mentre sentivo il suo pene pulsare sempre di più: capii che stava per raggiungere l’apice quando sentii il ritmo dei movimenti crescere, gettò un urlo e mi invitò a venire insieme a lui. Quella fu la prima di una serie di volte indimenticabili con il mio professore…

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