Una notte tempestosa di sesso saffico con Germana

Era una notte molto tempestosa, a Torino. Vivevo in una piccola mansarda nel centro della città, in un appartamentino vicino all’università, ciò che in effetti potevo permettermi per quell’epoca. Studiavo Lettere Moderne, ed ero all’ultimo anno. Voti abbastanza alti, la mia carriera universitaria era quasi ultimata e stavo terminando la tesi. Insomma, ero in un momento positivo della mia vita, ma ancora non ero riuscita a superare la paura dei tuoni.

Vivevo con la mia coinquilina, Germana. Quella notte, nel mio lettino, tremavo come una foglia, ero completamente madida di sudore. Mi alzai, strisciai verso la stanza della mia coinquilina, la vidi dormire serena e provai un po’ di invidia verso di lei: cercai di non fare molto rumore, andai in cucina a prepararmi una camomilla, quando Germana si svegliò e venne incontro a me. Il suo modo di fare, quella notte, mi rimarrà impresso per tutta la vita.

Certo, Germana sapeva del mio orientamento sessuale, ma lei era completamente etero e per giunta era anche fidanzata in quel periodo. Ma quella notte, con i suoi slip candidi e la sua magliettina che lasciava intravedere i suoi piccoli seni turgidi, Germana si avvicinò a me e mi accarezzò il viso. Mi prese per mano, mi portò nella sua camera da letto, e mi disse che per quella notte avrei potuto dormire con lei, nel suo lettone.

sesso safficoMi accoccolai vicino alla mia coinquilina e lasciai che mi accarezzasse la testa: aveva un non so che di romantico quel suo modo di fare, che mi stupì e non poco. Ma nello stesso tempo, la cosa mi stava ovviamente eccitando. Chiusi gli occhi, e mi accorsi che la mano di Germana si avvicinava sempre più verso la mia passera, che ai suoi tocchi diventava sempre più umida e iniziava a far grondare piacevoli umori.

Non mossi un dito, sperando che la mia coinquilina non si pentisse. Finsi di dormire, così avrei potuto godermi quei dolci movimenti che facevano le sue dita tra i bordini dei miei slip ormai completamente fradici. E forse anche il fatto che pensasse che mi ero addormentata, la spinse a continuare, anzi, ad intensificare i suoi tocchi. Infilò la sua mano tra le mie mutande, ed iniziò a toccarmi il clitoride, cercando infine l’ingresso del mio piacere.

Germana mi aveva fatto eccitare alquanto, ero praticamente prossima all’orgasmo: mi muovevo e mi dimenavo, ansimavo sotto i suoi tocchi, ma nello stesso tempo continuavo a tenere gli occhi chiusi. Perché non volevo che si pentisse, non volevo che smettesse di titillarmi il clitoride proprio mentre ero quasi pronta a venire. Ma quando, all’apice del piacere, aprii gli occhi con la bocca spalancata, Germana aveva ancora in mente qualcosa per me…

Avevo appena goduto, nonostante avessi cercato di mantenere la calma e fingere di dormire per non far accorgere a Germana che avrei ancora desiderato il suo tocco magico tra le grandi labbra della mia vagina. “Perché hai fatto questo?”, le chiesi. Volevo capire se provasse qualcosa per me, se aveva dubbi sul suo orientamento sessuale, se si sentisse anche lei lesbica, insomma. Ero abbastanza confusa.

Germana non mi rispose subito. Mi si avvicinò alla bocca, ed iniziò a leccare le mie labbra, cercando istintivamente un dolce bacio che, ovviamente, io ricambiai. Quella notte così tempestosa, la città di Torino mi stava dando un regalo davvero emozionante, la passione di una donna che avevo desiderato da un po’ di tempo ma che non avevo avuto il coraggio di chiedere.

Insegnami come si fa l’amore con una donna, ti desidero”, mi rispose ad un tratto. Non me lo lasciai ripetere due volte. Ero in fibrillazione per il precedente orgasmo che, nonostante la sua inesperienza, Germana mi aveva appena regalato, ma riuscii lo stesso a dedicarmi a lei con passione, ricambiando i suoi magici tocchi alla mia vagina umida.

Mi avvicinai a lei, la feci distendere supina, e la baciai appassionatamente. Le nostre calde lingue si muovevano all’interno delle nostre bocche, di tanto in tanto lasciando venir fuori un dolce sospiro, mentre la mia mano cercava la sua, intrecciandosi in una danza che lasciava immaginare la smania di amarsi. L’altra mano andò a cercare i suoi slip, che scostai velocemente per far entrare le mie dita e donarle un po’ del mio piacere.

Ma non mi bastava, anzi, non ci bastava. Decisi così di andare verso la sua passera già umida, e spinsi la testa sotto le lenzuola per farmi ancora più spazio. Tolsi i suoi slip. Allargai le sue cosce, e guardai per un attimo la sua passera: era grossa, incredibilmente grossa, e ben aperta. Tenni ben aperte le grandi labbra ed iniziai a succhiare, dedicandomi di tanto in tanto anche al suo clitoride, che facevo gonfiare ancora di più per l’eccitazione con i miei tocchi di lingua calda.

Nel frattempo, misi un dito nella sua vagina, poi due, infine tre, e stantuffai , su e giù, dentro e fuori, mentre la mia lingua continuava a donarle piacere. sentii Germana ansimare, verso gli spasmi dell’orgasmo. Allora decisi di andare ancora più veloce, e la feci godere succhiando il clitoride e continuando a stantuffare con le mie dita nella sua splendida vagina.

Quella appena trascorsa nella mansarda di Torino, fu l’unica e ultima notte della mia vita con Germana.

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