La tesi di Marco

Quel pomeriggio ero impegnata a finire la correzione della tesi del mio laureando, uno dei più brillanti ed integerrimi che avessi mai incontrato nella mia pluriennale carriera di docente. Erano quasi le tre del pomeriggio, quando Marco bussò alla mia porta con due caffè.

Scusi il ritardo, mi sono fermato al bar a prendere due caffè, visto che trascorreremo parecchie ore in questo studio”, mi disse.

Marco era uno studente modello. La sua sfilza di trenta (molti anche con lode) e la sua preparazione parlavano per lui, e proprio questa dedizione allo studio mi aveva incuriosita molto: mi ero spesso chiesta se questo ragazzo avesse anche una vita sociale, degli amici, una fidanzata. Nel pormi queste domande, lo osservai mentre sorseggiava il caffè: non avevo mai notato che aveva delle labbra carnose e degli occhi verdi, profondi e penetranti, e che sotto quel maglione un po’ fuori moda si intravedevano dei pettorali curati, un corpo non proprio da dilettante.

Pensai che Madre Natura doveva essere stata molto buona con lui, proprio io che con la stessa Madre Natura ce l’avevo a morte per le mie rotondità, per la mia quinta abbondante ed il fondoschiena troppo pronunciato. Chissà se un ragazzo così giovane ed anche attraente aveva anche una vita sessuale?

Decisi di spiazzarlo, ormai avevamo una certa confidenza e d’altronde ho sempre pensato che nella vita bisogna rischiare. Sbottonai un po’ la mia camicetta bianca in pizzo, ed accavallai le gambe. Con una scusa, lo feci sedere accanto a me, così insieme avremmo letto meglio la sua tesi.

Iniziai a giocare con la biro, che ogni tanto passavo tra la mia scollatura, e guardai sempre negli occhi Marco, notando, ad ogni minuto che passava, una eccitazione sempre più pressante.

Hai mai fatto sesso con una donna più grande di te?”, fu la mia domanda spiazzante.

Arrossì di colpo, mi disse che una volta aveva provato attrazione per una donna più grande, ma di non essere riuscito a conquistarla. Quindi no, non aveva mai fatto sesso con una persona molto più grande di lui.

Ti piacerebbe?”, gli chiesi.

La mia proposta era evidente, e Marco sembrava ancora intimidito ma era anche palesemente eccitato all’idea. Sferrai il colpo finale, gli passai la mano sui pantaloni e notai che il suo pene si era ingrossato: segno che stavo mettendo a punto il mio colpo.

Allora gli slacciai la cintura, mi chinai sotto la scrivania, e gli tirai giù i pantaloni e gli slip, facendo svettare il suo membro vigoroso e chiaramente eccitato. Notai ancora un po’ di titubanza, evidentemente era molto confuso, ma l’eccitazione la fece da padrona, soprattutto quando mi avvicinai con le labbra alla sua asta, succhiando avidamente il glande ed accarezzandogli i testicoli. Lo succhiai per bene, andando su e giù con la bocca e sentii che era quasi pronto per venire, così mi alzai, spostai tutti i documenti dalla scrivania, e mi sedetti su di essa con le gambe aperte, un chiaro invito a restituirmi il favore.

Seno prosperosoCon il pene ancora in tiro, Marco mi tolse le calze e gli slip ormai fradici dei miei umori, e mentre si masturbava per tenerlo eretto e pronto a penetrarmi, si chinò sulla mia passera e prese tra le labbra il clitoride, che succhiò con violenza. Cavolo, se ci sapeva fare! In pochi minuti riuscì a farmi avere un orgasmo fortissimo, e mentre stavo per ricompormi, mi prese per le cosce, me le sollevò e mi infilò il pene nella vagina, facendomi avere un sussulto di piacere infinito.

Mi cavalcò in quella posizione per qualche minuto, e sentirlo respirare con una sempre maggiore eccitazione mi fece venire una seconda volta, inondandolo dei miei umori.

Poi, con il pene ancora in tiro e dentro di me, si avvicinò e iniziò a baciarmi, e mi sussurrò che era arrivato il momento di venire anche per lui. Mi spostò, mi mise con la faccia contro il muro, e mi penetrò da dietro, facendo scivolare dentro e fuori il suo membro ed ansimando con ritmo sempre più deciso, fino a gettare un urlo con il quale accompagnò il suo orgasmo, venendomi copiosamente dentro e facendo scivolare il suo seme tra le mie gambe.

Alessandra R.

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